Un caldo pomeriggio d’estate un uomo entra in un grande supermercato per cercare frescura e comprare qualcosa per la cena solitaria che lo aspetta. È allora che incontra la malalisandra. Visioni e schegge di realtà si dispongono a frammenti e scendono – si potrebbe dire – in the mood, nelle ore del giorno e della notte scandite a raccontare la vita, fino al risveglio smarrito nei suoni di un’alba ancora buia. Allora è acqua di sole anche quel racconto negli stili del mondo che si ritrovano a essere italiani per vocazione – che non dicono dateci del lei perché non gliene si riconosce il diritto – ma che hanno provato l’emozione straordinaria di sognare dentro un’altra lingua. Il seme disperso fiorisce e la vita succede. Succede in Giappone dove una donna straniera si muove seducendo come una geisha. Succede pure sotto il cielo opaco di una Milano nervosa e persa, come una notte. Irreparabile questa notte avrebbe probabilmente pensato Sebastiano Ferro che a ritroso ricerca la strada verso l’imperfezione dell’assassino. Là si compie la storia proprio nei pressi di quella che potrebbe essere l’ultima pista. Ma non lo è. Perché le storie non finiscono mai. Perché sempre potremmo dire potevo essere io.
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