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La storia raccontata
«Come fanno gli alberi a capire che devono fiorire?». Come facciamo noi a capire che è arrivato il momento di seguire la vita?
Succede quando smettiamo di conservare i semi e iniziamo a disperderli con generosità. Permettendo agli amori di intrecciarsi, ai desideri di sperare, alle idee di liberarsi dalla loro rigida coerenza. Allora, proprio allora, la nostra presunta stabilità si svolge inaspettata nel
mutamento continuo che assomiglia al ritmo delle stagioni. Questa è la storia di Pietro e della sua riconquista della passione per la vita.
Tra convivenze complicate, amori omosessuali, figli e nuovi incontri, Antonio Carbone ci regala una storia intrigante, tenera e durissima, forte di una lingua musicale che ha già affascinato molti entusiasti lettori.
L'autore
Antonio Carbone è nato a Benevento nel 1963 e vive a Roma. Ha lavorato per i canali Mediaset, Rai Sat, Rai Educational, Kataweb. Attualmente è programmista regista per Rai 3. Ha collaborato con riviste e giornali e realizzato, con Andrea Serafini, cortometraggi e documentari presentati in diversi festival del cinema. È del 2005 il suo primo romanzo: è acqua di sole, pubblicato per Cadmo come prima storia di «pop-up».
Spazio Recensioni
Quando la vita sparge i suoi semi
Federica Cresci, «La rinascita della sinistra», 07 giugno 2007
IL SEME. Antonio Carbone. Cadmo,
pagine 323, euro 11,00
Pietro Coletta, 43 anni, agronomo, appassionato di botanica, vari lavori precari, marito di Elena, attrice, "una donna con cui non avrei mai immaginato di poter vivere", e con un figlio, Tommaso, di 8 anni, "fin troppo maturo per la sua età". Pietro è il protagonista di Il seme, il nuovo romanzo di Antonio Carbone. Pietro si definisce mezzo contadino e mezzo professionista, si sente inadeguato per entrambi i ruoli, è circondato da amici, colleghi e conoscenti che come lui subiscono la vita, lasciando che le cose scorrano secondo il loro ritmo, oppure si proiettano su progetti e ambizioni irrealizzabili. Il seme è la metafora che accompagna tutto romanzo: gli uomini, a partire da Pietro, sono semi, di "varia forma" per corrispondere alle condizioni ecologiche in cui vengono a trovarsi, per sfuggire alle insidie e per diffondersi lontano dalla pianta che li ha prodotti. I semi in condizioni di ambiente asciutto non danno segni di vita apparenti, le funzioni sono ridottissime, quando non sono completamente sospese. La facoltà germinativa, con i semi conservati in tale stato, può durare giorni o anni. Su di essa incide il tempo e i fattori ambientali. Il seme è metafora della vita che improvvisamente può subire svolte impreviste e cambiamenti radicali. Nella vita apparentemente serena di Pietro, elemento di rottura è la scoperta della lunga relazione di sua moglie Elena con C., la sua regista di teatro. Pietro non accetta e se ne va di casa, mettendo in discussione la sua vita e le sue scelte. Inizia una relazione con Giovanna, la moglie del suo migliore amico, e dopo anni di quiescenza si sente di nuovo vivo. Squarci di Roma accompagnano gli episodi di questa riscoperta di sé, è un narrare per sguardi e per immagini, il fiorire delle piante scandisce stagioni e umori. Il finale del libro è positivamente costruttivo, è un invito a disperdere quei semi di cui l'uomo per anni è geloso conservatore, lasciando che portino conseguenze anche lontano dall'ambiente abituale.
Proprio come il seme lì sotto la terra
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 Il seme Antonio Carbone
La copertina:
Alberto Cirà Papaveri (2006)
acrilico su tela, 120x120 cm (courtesy dell’artista)
Alberto Cirà è nato a Firenze nel 1959, dove attualmente vive e lavora. Si è laureato all’Università di Firenze in Lettere e Filosofia. Ha ricevuto il B.F.A. in restauro presso la U.I.A. (Università Internazionale dell’Arte) e ha studiato alla scuola di grafica Il Bisonte. Attualmente ha una galleria-studio nel centro di Firenze (www.albertocira.com).
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